A CHI VIENE DA TERRA, A CHI VIENE DAL MARE

8,00 

Descrizione

Lettura scenica in forma di concerto tratta da Le città invisibili di Italo Calvino.

Di e con:

Massimo Don (voce narrante)

Claudio Cadei (violino e lavta)

Pippi Dimonte (contrabbasso)

Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio”.

Questa è l’avvertenza metodologica che apre la narrazione e che invita lo spettatore ad appropriarsi intimamente del senso delle parole che ascolterà. “A chi viene da terra, a chi viene dal mare” nasce dalla volontà di condividere la ricerca di un percorso, nell’ampia mappa che il testo di Calvino mette a nostra disposizione: si tratta di un viaggio verso la città ideale, un anelito che è tanto intellettuale quanto estetico ed emotivo. Il viaggiatore, un Marco Polo con cui l’ascoltatore è chiamato a identificarsi, affronta così tappe intermedie che lo portano ad approfondire la conoscenza del mondo, un luogo al tempo stesso familiare e radicalmente “altro”, terra incognita che produce smarrimento. Questa esplorazione avviene talvolta grazie alla contemplazione di forme che generano meraviglia oppure sgomento, talvolta mediante folgoranti riflessioni sul conflitto insanabile fra particolarità e universalità, sulla indistinguibilità di racconto, immaginazione e realtà.

L’approdo di questo viaggio non può essere che il punto di partenza. Per Marco Polo si tratta della sua Venezia, e per l’ascoltatore? “A chi viene da terra, a chi viene dal mare” nasce con la convinzione che il testo di Calvino (che egli stesso definì “un poema d’amore alle città”) interroghi profondamente la realtà attuale, in cui siamo tutti un po’ meno sicuri della tenuta ferrea del mondo che ci circonda e siamo costretti ad apprezzare la delicata fragilità di ciò che non siamo disposti a perdere. Mai come ora ci sentiamo abitanti di una Città che scopriamo all’improvviso vulnerabile, come se sotto il pelo dell’acqua intravedessimo sempre più nitidamente il precario terreno sabbioso su cui poggiano i pali che sorreggono la nostra magnifica Venezia.

Il racconto, nell’interpretazione di Massimo Don, prende tempi e tonalità da un intreccio profondo con la musica che lo accompagna, scritta e interpretata da Claudio Cadei e Pippi Dimonte. I suoni e le atmosfere conducono l’ascoltatore da una tappa all’altra del percorso, evocando i profumi, i sapori e i rumori delle diverse città del vasto impero di Kublai Khan.

Biografia

Massimo Don è un doppiatore e attore di cinema e teatro. Si forma in scuole di recitazione con Paolo Magagna, Tanino De Rosa, Matteo Belli, Teatro dell’Argine e Familie Flöz. Recentemente ha partecipato a diverse produzioni cinematografiche e televisive con Mediaset, Sky, Rai Cinema e Articolture. Da anni collabora, inoltre, con realtà impegnate nella realizzazione di progetti educativi teatrali con adolescenti, detenuti e migranti, tra le quali Teatro del Pratello e Teatro dei Venti.

Claudio Cadei è autore e violinista autodidatta, si appassiona fin da giovanissimo a sonorità gitane e mediterranee, sviluppando un linguaggio improvvisativo che spazia fra musiche popolari e jazz. Si avvicina a strumenti cordofoni della tradizione mediterranea, fra cui il lavta. Antropologo, scrive e si interessa delle culture e delle tradizioni musicali più varie.

Scrive musica e canzoni, pubblica due dischi con il quartetto Les Touches Louches (Il Grande Incanto e La Terra di Nessuno) e Controcorrente, una canzone per Mediterranea. Autore di colonne sonore per il cinema, è fra i membri fondatori di SMK Factory, dei cui film (fra cui The Harvest e The Milky W ay) cura l’audio e la composizione musicale.

Pippi Dimonte è bassista, contrabbassista e compositore. Intraprende gli studi classici all’età di 13 anni avendo modo fin da giovanissimo di suonare come contrabbassista in varie orchestre di musica classica e popolare. Da sempre interessato alla contaminazione tra jazz e world music ha lavorato con numerosi artisti suonando in festival e club di vari paesi come Germania, Cina, Svizzera, Olanda, Slovenia, Spagna, Romania, Francia, Polonia; ha partecipato a diverse masterclass e concorsi, vincendo premi e borse di studio sia in ambito performativo che come compositore. Dopo le collaborazioni in vari album come Sideman, nel 2014 debutta col primo lavoro da leader “Morning Session” (FonoFabrique, 2014), seguito da “Hieronymus” (FonoFabrique, 2016), “Trio Mezcal” (2018) e “Majara” (2020). Nel 2017 la rivista jazz newyorkese Bird is the W orm lo inserisce tra i contrabbassisti più interessanti della scena jazzistica internazionale per la pubblicazione di “Hieronymus”.